Influencer ucraino muore per coronavirus: la ricostruzione dei fatti

Influencer ucraino muore per coronavirus: la ricostruzione dei fatti

Nei giorni scorsi è diventata virale la notizia della morte di Dmitriy Stuzhuk, un influencer ucraino di 33 anni, deceduto per complicazioni cardiache dopo aver contratto il Covid.

I media mainstream italiani hanno ripreso la notizia con titoli roboanti, insistendo sul fatto che Stuzhuk fosse “negazionista” e che lui e l’ex moglie Sofia avessero diffuso (in particolare la donna su Telegram) dei post complottisti sull’origine artificiale del virus. Su Telegram Sofia aveva condiviso l’ipotesi che il Covid-19 fosse stato cerato in laboratorio e che si trattasse di una semplice influenza.

 

Post di Sofia Stuzhuk su Telegram.

 

Da qua si può già capire come la coppia non fosse in realtà “negazionista” (non hanno negato l’esistenza del virus) ma che avesse semmai avallato l’ipotesi artificiale del Covid. L’accusa dovrebbe essere pertanto di  aver sottostimato la gravità del contagio, non di averne negato l’esistenza.

I media hanno strumentalizzato la notizia e i titoli degli articoli sulla morte di Stuzhuk si sono uniformati a questo di Repubblica: “Coronavirus, muore a 33 anni l’infuencer negazionista Dmitriy Stuzhuk”, lasciando appunto intendere, come per i casi di Covid Party, che l’influencer ucraino abbia “pagato” la sua negligenza e la sua mancata “fede” nei confronti della narrativa mainstream.

 

Articolo di Repubblica sulla morte di Stuzhuk.

 

L’evoluzione della malattia, contratta otto giorni prima in Turchia durante un seminario, è nota perché ne ha parlato lo stesso Stuzhuk, testimoniandone il decorso su Instragram.

 

 

Diversamente però da quello raccontato dai media, è emerso grazie al giornalista e analista politico ucraino Yuriy Romanenko (personaggio noto per certe sue dichiarazioni sopra le righe, quali: «i cecchini [ucraini] devono uccidere i giornalisti russi, selettivamente e attentamente uccidere i giornalisti russi che coprono la situazione del Donbass […] e, di conseguenza, ridurre l’efficacia della loro propaganda») che Stuzhuk, amante della palestra e salutista, in realtà soffrisse da tempo e che il suo cuore fosse “debole” e dilaniato dall’allenamento. Inoltre l’uomo avrebbe deciso di tornare a casa dopo il ricovero in ospedale e qua non avrebbe seguito le indicazioni dei medici, finendo così per aggravarsi.

 

Post di Romanenko contro i giornalisti russi.

 

Una ricostruzione precisa di quanto accaduto la troviamo sul sito hvylya.net (leggi qua).

 

 

In un articolo dedicato alla scomparsa di Stuzhuk, leggiamo che una volta tornato a casa, dopo non aver seguito le indicazioni cliniche e dopo essersi fatto un bagno, ha avuto un blocco cardiaco ed è stato trasportato in ospedale in terapia intensiva, dove poi è morto. Ancora Romanenko ha precisato che il Covid « colpisce particolarmente duramente le persone con tali malattie [cardiache]»[8]

Stuzhuk avrebbe pertanto pagato con la vita la sua «gloria spinta alla spavalderia, alla disattenzione» spiega Romanenko che ha invitato a prendere sul serio il Covid: «Sii ragionevole. Prenditi cura di te e dei tuoi cari».

Post di Romanenko su Facebook i cui ha raccontato la morte di Stuzhuk.

 

L’accusa di “negazionismo” da parte dei media rientra nell’ormai usuale ricorso al cosiddetto argumentum ad hominem, una fallacia che viene utilizzata per screditare un argomento scomodo spostando l’attenzione dall’argomento della polemica, contestando non l’affermazione in oggetto, ma l’interlocutore stesso che ne parla, facendo ricorso anche all’oltraggio diretto o circostanziale.

Invece di confutare l’argomentazione che si vuole negare, si attacca invece la fonte o la persona che la sostiene: si sposta pertanto l’attenzione dalla tematica alla persona che ne parla e la divulga.

Le argomentazioni ad hominem sono manovre diversive che servono a distogliere l’attenzione dall’argomentazione centrale per spostarla e focalizzarla su temi collaterali o estranei alla discussione: invece di controbattere gli argomenti dell’interlocutore lo si attacca screditandolo, minacciandolo o deridendolo.

Ultimamente si usano le solite etichette per denigrare i pensatori alternativi, chi critica le misure coercitive adottate dai governi per contrastare l’emergenza sanitaria, chi ha sostenuto la teoria dell’origine artificiale del Covid-19, ecc.: si crea cioè un “frame”, un fermo immagine o cornice negative, per inserire colui che si vuole attaccare in questa cornice, magari dicendo che è un complottista o un “negazionista”, anche qualora queste etichette non collimino con il pensiero della persona che si vuole screditare. Così chi viene incasellato, etichettato, in questa determinata categoria verrà considerato a priori un paranoico cospirazionista, un pericoloso negazionista e qualunque cosa dica verrà percepito e liquidato come farneticazione senza prendere in esame il contenuto delle sue argomentazioni.

Enrica Perucchietti