Propaganda, censura e debunking: come il Potere manipola e orienta l’opinione pubblica

Propaganda, censura e debunking: come il Potere manipola e orienta l’opinione pubblica

Il controllo totale della società

Negli ultimi mesi si è parlato molto 1984, a riguardo delle derive sociali che sono state adottate anche nel nostro Paese sull’ondata dell’emergenza sanitaria e che hanno spinto diversi giornalisti e ricercatori a un parallelo con la società distopica immaginata da George Orwell.

Tra i punti in comune tra l’attualità e 1984 troviamo: una politica basata sulla paura, l’odio, la solitudine e il sospetto, la delazione e la creazione di task force e di una Commissione parlamentare sulle fake news che riecheggiano l’operato del Ministero della Verità orwelliano (Miniver in neolingua).

Nella società descritta da Orwell, infatti, il controllo è totale in quanto i colleghi del protagonista, Winston Smith, che lavorano presso il Miniver, si occupano di falsificare la storia seguendo l’adagio del Partito,

«Chi controlla il passato […] controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato».

 

Il Miniver e lo psicoreato

Il Miniver orwelliano si occupa di falsificare l’informazione e la propaganda per rendere il materiale diffuso conforme alle direttive e all’ideologia del Partito. Le menzogne propinate dai falsificatori vengono imposte dal Partito e acquisite in modo spontaneo e acritico dalle masse perché la menzogna viene acquisita e introiettata come se fosse sempre stata vera.

Il “controllo della realtà” e la falsificazione costante del passato servono a soggiogare il popolo tenendolo imprigionato in una forma di eterno presente: privo di memoria storica e senza più la capacità di usare la coscienza critica, l’uomo comune è costretto a crollare di fronte alla dissonanza cognitiva che viene indotta dal Grande Fratello, senza nemmeno accorgersi delle bugie a cui viene bombardato quotidianamente. Dovrà quindi allinearsi completamente all’ortodossia, accettare e credere qualunque menzogna come dogma, anche qualora si dica che 2+2 fa 5.

Il peggior peccato che una persona può commettere è infatti pensare in modo autonomo e critico, macchiarsi cioè di psicoreato.

 

La censura “costruttiva”

La questione del controllo attraverso la manipolazione dell’immaginario e dell’emotività delle masse è fondamentale per comprendere gli attuali attacchi alla libertà individuale di cui siamo testimoni in quest’epoca. Un’epoca contraddistinta dal politicamente corretto, da un pensiero unico e da un nichilismo che reagiscono con violenza contro coloro che cerchino di criticarli.

In questo scenario si inserisce inoltre la battaglia mainstream contro le cosiddette fake news che, sfruttando l’attuale emergenza sanitaria, sembra riecheggiare l’operato del Miniver orwelliano e sembra riproporre una nuova forma di Maccartismo 2.0: si tratta cioè di una articolata caccia alla streghe che ha come obiettivo la repressione del dissenso.

Essa strumentalizza il dilagare di bufale sul web per portare all’approvazione di una censura della Rete e più in generale dell’informazione alternativa, arrivando a ipotizzare l’introduzione di sanzioni.

Le restrizioni che vengono adottate ormai quotidianamente, vengono giustificate come se si trattasse di “buona” causa, tant’è che si è arrivati persino a parlare di una censura “costruttiva”.

 

Verso un’informazione certificata

La polemica sulle fake news ha come obiettivo non di garantire una informazione migliore, ma un’informazione certificata: solo le notizie con il bollino saranno considerate tali. Tutte le altre potranno essere addirittura espulse dal web e con il pretesto delle fake news si potranno oscurare pagine social, siti e blog di pensatori scomodi, introducendo di fatto la censura.

Lo scopo, al contrario, è quello di continuare a manipolare l’opinione pubblica ed eterodirigere il consenso come spiegavo in questo articolo: lo stanziamento di 50 milioni di euro da parte del Decreto Rilancio a sostegno di quelle emittenti radiotelevisive locali che decideranno di abbracciare la propaganda governativa e dare spazio a contenuti istitituzionali preconfezionati va proprio in questa direzione. Si tratta in realtà di un progetto volto a premiare quei media che si presterebbero a diffondere un’informazione “comoda” nei confronti del Governo. Ossia, più che a fare informazione, a fare propaganda.

 

Il debunking

Già qualche mese fa, con la creazione di una task force sulle fake news, il sottosegretario Andrea Martella aveva invitato a introdurre sanzioni contro la disinformazione e a far leva sull’attività di debunking (leggi articolo).

Il debunking classico è però una forma di manipolazione, che consiste nello smontare e confutare, facendone apparire l’infondatezza e la capziosità, teorie e informazioni che vanno contro il pensiero ufficiale o dominante, il mainstream. Si utilizza anche il discredito e il dileggio, se non addirittura il cyberbullismo, per ridicolizzare i diffusori di queste teorie indipendenti.

Il progetto di questo sito va in una direzione opposta e si pone l’obiettivo di smascherare le bufale dei media di massa e di decostruire il terrorismo mediatico a cui siamo sottoposti quotidianamente…

Per screditare un ricercatore e le sue teorie i debunkers classici usano invece tutti i mezzi possibili, compreso l’attacco personale e la strumentalizzazione di qualunque cosa possa tornare utile alla causa. Principalmente una teoria scomoda verrà bollata come paranoica, complottista, bugiarda, estrema, oscurantista: lo scopo è rendere insensata, folle la teoria e un pazzo bugiardo chi la promuove (e allora sarà a seconda delle volte, un “complottista”, un “negazionista”, un “fascista”, ecc.).

Dall’altra esistono anche i registri di proscrizione di svariate associazioni (gli albi in cui vengono liberamente inseriti i nomi di coloro che vengono ritenuti “omofobi”, “antisionisti” e pertanto “antisemiti”, “razzisti”, “fascisti”, ecc.): un altro modo per affibbiare un’etichetta e delegittimare quella persona da parte di collaboratori del potere.

Censurare il web quando per primo è proprio il potere a manipolare l’informazione, a fare propaganda e a diffondere fake news, rende palese come pensare di epurare i contenuti in Rete sia una forma di moderno bipensiero orwelliano.

Se dovessimo censurare, multare, arrestare coloro che mentono, i primi a farne le spese dovrebbero essere alcuni giornalisti e molti, molti politici.

Così come se dovessimo multare i primi che fanno cyberbullismo tra debunker e troll, finirebbero nei guai molti personaggi prezzolati o vicini alle stanze del potere…

Enrica Perucchietti