Archivia 11 Dicembre 2020

Covid, dal Consiglio di Stato via libera all’uso dell’idrossiclorochina

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A sorpresa il Consiglio di Stato ha detto sì all’uso dell’idrossiclorochina come terapia per Covid-19, purché sia prescritta da un medico, confermando però la decisione dell’Agenzia del farmaco di escludere il farmaco dalla rimborsabilità Ssn.

Con l’ordinanza numero 7097/2020, pubblicata oggi, la III Sezione del Consiglio di Stato ha infatti accolto, in sede cautelare, il ricorso di un gruppo di medici di base e ha sospeso la nota del 22 luglio 2020 dell’Aifa che vietava la prescrizione off label (ossia per un uso non previsto dal bugiardino) dell’idrossiclorochina per la lotta al Covid 19.

Si tratta di un colpo di scena che riporta i riflettori sul farmaco antimalarico che è stato negli ultimi mesi al centro di aspre polemiche, diatribe e persino di scandali scientifici come spiegavo in questo articolo.

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Il Grande Reset non è l’ennesima teoria del complotto ma un piano dell’Agenda globale

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Da più parti i media mainstream e i debunkers si sono coalizzati per cercare di liquidare come una bufala e come l’ennesima farneticazione cospirazionista il piano del Grande Reset (leggi articolo). L’idea che si sta cercando di far passare è che in “complottisti” abbiano volutamente distorto la teoria del Great Reset, «sostenendo che essa miri a una “dittatura sanitaria” gestita da Bill Gates e dalla Cina, per imporre la vaccinazione forzata» (leggi articolo) e che più in generale si tratti di deliri riguardanti i “poteri forti” (pensiamo allo sfottò che Huffington Post ha dedicato alla lettera dell’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò a Trump).

Se da un lato si tenta di ridicolizzare la tematica, dall’altro la si fa passare gradualmente come un’occasione per “trasformare” in senso positivo la nostra società.

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La demonizzazione dell’idrossiclorochina: questione “politica” e isteria collettiva

Potremmo considerarlo la Cenerentola dei farmaci per la cura del Covid-19. L’idrossiclorochina, farmaco usato da oltre un secolo per il trattamento della malaria e di altre patologie, è da mesi al centro di diatribe, polemiche, scandali e falsi studi pilotati volti a screditarne l’efficacia.

Dopo lo scandalo Surgisphere, che analizzeremo tra poco, l’idrossiclorochina è tornata alla ribalta, protagonista di un’ennesima campagna volta a demonizzarne l’utilizzo, sebbene la Cina abbia inserito il farmaco nelle linee guida per il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19 ed esistano 156 studi da cui si evince il suo funzionamento, soprattutto nell’utilizzo precoce.

Non solo, perché uno studio italiano effettuato su 3.500 pazienti e uno belga condotto su oltre 8 mila pazienti arrivano alle stesse conclusioni: il farmaco riduce la mortalità del 30%.

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Carenza di vitamina D e Covid-19: lo studio del San Matteo conferma le ipotesi degli scienziati boicottati dai media

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Oggi da Pavia arriva una notizia confortante nella lotta contro il Covid-19 e che tende a riabilitare quei ricercatori (medici e scienziati) che dall’inizio della pandemia hanno provato a ipotizzare una correlazione tra livelli di vitamina D e l’infezione ma che per questo sono stati denigrati e boicottati dai media mainstream.

Per mesi, infatti, la narrazione mainstream ha tentato di derubricare tali ricerche nel campo della “pseudoscienza”.

Un gruppo di clinici e ricercatori del Policlinico San Matteo di Pavia  ha infatti studiato la correlazione tra la vitamina D e il Covid-19 (leggi articolo).

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La patologizzazione del dissenso: chi critica il Sistema va “curato”

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I casi di censura, boicottaggio e attacchi sempre più spietati contro l’informazione indipendente si fanno ormai quotidiani.

La creazione di una sorta di “terrore sanitario” sta diventando il grimaldello per scardinare le libertà individuali, stringere le maglie del controllo sociale e oscurare il dissenso.

Nelle ultime settimane si è parlato persino di “censura costruttiva” per rendere civile il dibattito, volta in realtà a salvaguardare la collettività dal pericolo che le idee alternative infettino il resto della società.

Nella società del politicamente corretto coloro che non si allineano al pensiero unico vengono da tempo denigrati, perseguitati e marchiati con etichette diverse tuttavia sempre denigratorie, per incasellare appunto il dissenso; ora però, a quest’opera capillare di discredito, si affianca il tentativo di curare i dissidenti per riportare costoro sul giusto binario e poterli riaccogliere nella società.

Ci dobbiamo chiedere se la biosicurezza e la psicopolitica non stiano tentando di patologizzare il dissenso, per poter intervenire in maniera coatta e creare un pericoloso precedente: trattare e ospedalizzare i dissidenti.

Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assistito a inquietanti precedenti, dalla creazione della nuova espressione “sovranismo psichico” alla proposta di una ricercatrice dell’Istituto italiano di tecnologia di utilizzare scariche elettriche o magnetiche per influenzare il cervello e curare gli stereotipi e i pregiudizi sociali.

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