Siti di debunking: chi sono davvero i cacciatori di bufale, chi li finanzia e quali tecniche utilizzano

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I cacciatori di bufale, fact checkers e debunkers, sono davvero indipendenti?

Negli ultimi anni debunkers e fact checkers si sono ritagliati un ruolo di primo piano nella lotta al contrasto delle fake news, finendo per collaborare con movimenti, partiti, esponenti politici e giornalisti ed entrando persino nelle task force atte allo smascheramento della disinformazione on line. In questo modo si è creata una mitologia e una liturgia su queste figure, facendole assurgere all’Olimpo dei professionisti dell’informazione.

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Le previsioni sul Covid dell’istituto fondato da Bill Gates (che i media fanno finta di non vedere)

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Sembrava un incubo destinato a finire con l’avvento “salvifico” dei vaccini, sebbene con danni economici, sociali e psichici irreversibili. E invece no, ci siamo ripiombati in pieno. Italia tinta di arancione e rosso, stretta ulteriore per le festività, dove si riproporrà quanto vissuto nella Pasqua precedente e durante il Natale. Ormai, come in ogni culto che si rispetti, anche la religione del terrorismo sanitario impone i suoi sacrifici: i giorni di festa, più degli altri, vanno immolati al virus di turno, offrendo la propria rinuncia alla socialità, alla convivialità e alle riunioni familiari.
Ma quanto durerà questo supplizio, posto che la maggioranza della popolazione, ipnotizzata e accondiscendente, ne legittima il proseguimento con la propria complice obbedienza?

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Recovery Fund: è davvero la manna dal cielo come ci raccontano i mass media italiani?

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Sta per arrivare una pioggia di denaro, che l’UE elargirà maternamente ai suoi cittadini travolti dalla drammatica crisi legata (alla gestione) del coronavirus, in primis ai poveri italiani, noti scialacquatori e perenni ultimi della classe, tra i più colpiti. 209 miliardi da spendere: una cifra esorbitante, che rappresenterà un’occasione unica per la ripresa economica e, se ben spesa, sarà in grado di riscattare il nostro Paese e avviarlo lungo un percorso virtuoso di rinascita. Una vera manna dal cielo, così importante per il nostro futuro da rendere necessaria la discesa in campo dei tanto osannati competenti.

Ma è davvero così? A smontare la narrazione del mainstream sono due economisti italiani, Emiliano Brancaccio e Riccardo Realfonzo, docenti all’Università del Sannio, dalle colonne del Financial Times.

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Il «New York Times» invita a non usare il pensiero critico per non cadere vittima della disinformazione on line

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“Non scendete nella tana del coniglio.

Il pensiero critico, come ci hanno insegnato a esercitarlo, non aiuta nella lotta contro la disinformazione”.

È questa la traduzione del titolo di un articolo pubblicato da «New York Times» a firma di Charlie Warzel.

Nel lungo editoriale viene citato il lavoro dell’accademico Michael Caulfield che invita il pubblico, per difendersi dalla disinformazione on line a smetterla «di pensare troppo a ciò che vedi online».

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Fake news: quando sono reato? Gli aspetti legali della disinformazione sul web

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Da anni si cerca di adottare un disegno di legge per normare il web per il problema della disinformazione e del cyberbullismo.

Sebbene non esista ancora una disciplina organica sulle bufale del web, esistono comunque aspetti legali e penali legati alla diffusione di bufale nel caso queste costituiscano un reato, come per esempio Diffamazione e Procurato allarme.

Non solo i creatori delle fake news ma anche chi condivide il messaggio può subire gravi conseguenze penali.

Vediamo quali sono i principali reati e gli illeciti che è possibile commettere creando e condividendo notizie false.

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