Siti di debunking: chi sono davvero i cacciatori di bufale, chi li finanzia e quali tecniche utilizzano

I cacciatori di bufale, fact checkers e debunkers, sono davvero indipendenti?

Negli ultimi anni debunkers e fact checkers si sono ritagliati un ruolo di primo piano nella lotta al contrasto delle fake news, finendo per collaborare con movimenti, partiti, esponenti politici e giornalisti ed entrando persino nelle task force atte allo smascheramento della disinformazione on line. In questo modo si è creata una mitologia e una liturgia su queste figure, facendole assurgere all’Olimpo dei professionisti dell’informazione.

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Propaganda, censura e debunking: come il Potere manipola e orienta l’opinione pubblica

Il controllo totale della società

Negli ultimi mesi si è parlato molto 1984, a riguardo delle derive sociali che sono state adottate anche nel nostro Paese sull’ondata dell’emergenza sanitaria e che hanno spinto diversi giornalisti e ricercatori a un parallelo con la società distopica immaginata da George Orwell.

Tra i punti in comune tra l’attualità e 1984 troviamo: una politica basata sulla paura, l’odio, la solitudine e il sospetto, la delazione e la creazione di task force e di una Commissione parlamentare sulle fake news che riecheggiano l’operato del Ministero della Verità orwelliano (Miniver in neolingua).

Nella società descritta da Orwell, infatti, il controllo è totale in quanto i colleghi del protagonista, Winston Smith, che lavorano presso il Miniver, si occupano di falsificare la storia seguendo l’adagio del Partito,

«Chi controlla il passato […] controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato».

 

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