Esposto contro il TG5: false le dichiarazioni su idrossiclorochina, plasmaterapia e Remdesivir

Attraverso i nostri legali di fiducia, abbiamo inviato un esposto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio nei confronti di un servizio televisivo curato dal giornalista Luciano Onder, andato in onda l’1 dicembre 2020 nel corso dell’edizione serale del TG5. Nel servizio si parlava delle terapie che i maggiori esperti a livello internazionale hanno sperimentato e promosso per contrastare i sintomi e l’aggravarsi della patologia in soggetti affetti da Covid-19.

Al minuto 10:40 del servizio il giornalista negava l’efficacia di alcune di queste terapie, sostenendo:

«[…] purtroppo, i farmaci che avevano dato grandi speranze, l’idrossoclorichina, l’antivirale Remdevisir, il plasma iperimmune, non funzionano. Non hanno mantenuto le promesse».

Gli articoli relativi agli studi riguardanti le citate terapie mediche che smentiscono apertamente quanto affermato dal giornalista, sono facilmente fruibili e dimostrano in maniera chiara e univoca come proprio l’uso di tali terapie sia un efficace rimedio per contrastare le più gravose complicanze, successive al contagio.

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La demonizzazione dell’idrossiclorochina: questione “politica” e isteria collettiva

Potremmo considerarlo la Cenerentola dei farmaci per la cura del Covid-19. L’idrossiclorochina, farmaco usato da oltre un secolo per il trattamento della malaria e di altre patologie, è da mesi al centro di diatribe, polemiche, scandali e falsi studi pilotati volti a screditarne l’efficacia.

Dopo lo scandalo Surgisphere, che analizzeremo tra poco, l’idrossiclorochina è tornata alla ribalta, protagonista di un’ennesima campagna volta a demonizzarne l’utilizzo, sebbene la Cina abbia inserito il farmaco nelle linee guida per il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19 ed esistano 156 studi da cui si evince il suo funzionamento, soprattutto nell’utilizzo precoce.

Non solo, perché uno studio italiano effettuato su 3.500 pazienti e uno belga condotto su oltre 8 mila pazienti arrivano alle stesse conclusioni: il farmaco riduce la mortalità del 30%.

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