La patologizzazione del dissenso: chi critica il Sistema va “curato”

I casi di censura, boicottaggio e attacchi sempre più spietati contro l’informazione indipendente si fanno ormai quotidiani.

La creazione di una sorta di “terrore sanitario” sta diventando il grimaldello per scardinare le libertà individuali, stringere le maglie del controllo sociale e oscurare il dissenso.

Nelle ultime settimane si è parlato persino di “censura costruttiva” per rendere civile il dibattito, volta in realtà a salvaguardare la collettività dal pericolo che le idee alternative infettino il resto della società.

Nella società del politicamente corretto coloro che non si allineano al pensiero unico vengono da tempo denigrati, perseguitati e marchiati con etichette diverse tuttavia sempre denigratorie, per incasellare appunto il dissenso; ora però, a quest’opera capillare di discredito, si affianca il tentativo di curare i dissidenti per riportare costoro sul giusto binario e poterli riaccogliere nella società.

Ci dobbiamo chiedere se la biosicurezza e la psicopolitica non stiano tentando di patologizzare il dissenso, per poter intervenire in maniera coatta e creare un pericoloso precedente: trattare e ospedalizzare i dissidenti.

Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assistito a inquietanti precedenti, dalla creazione della nuova espressione “sovranismo psichico” alla proposta di una ricercatrice dell’Istituto italiano di tecnologia di utilizzare scariche elettriche o magnetiche per influenzare il cervello e curare gli stereotipi e i pregiudizi sociali.

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